Carnevale in Sardegna: una tradizione antica e multiforme - Hotel Italia

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Da vivere

Carnevale in Sardegna: una tradizione antica e multiforme

Balli e maschere per una festa unica e particolare

Che la nostra sia un’Isola particolare questo ormai è un dato di fatto. Abitiamo in una terra antica e millenaria. Abbiamo una nostra lingua, che si declina in mille sfumature diverse e chilometri di spazi aperti popolati solo da lecci, da ulivi possenti e querce che  stanno lì da così tanto tempo, che, se potessero, ci racconterebbero milioni di storie e di persone. Non siamo tanti qui in Sardegna, ma abbiamo la straordinaria capacità di creare usanze e costumi diversi per ogni parte del nostro territorio. Un’Isola e un popolo unici, che però amano particolarizzare e dare vita a tradizioni sempre differenti, che si tramandano da secoli. Il Carnevale non fa eccezione. Anche questo periodo dell’anno, in cui il sacro si confonde con il profano, in cui la goliardia prende il posto dell’austerità, troviamo una Sardegna che ama mettere in piazza la tradizione e la cultura.


In sardo il Carnevale si chiama Carrasegare. Ha inizio con la festa dedicata a Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, anche se l’avvio vero e proprio si ha con la Candelora, il 2 febbraio. Di solito il Carnevale si festeggia, con balli e maschere, durante i giorni di giovedì e di martedì grasso, per concludersi poi con la pentolaccia. In Sardegna, invece, ogni fine settimana è un buon momento per dedicarsi al Carnevale.


Una parte importante da sempre è stata quella relativa ai balli e ai banchetti. Ovviamente nello spirito della cultura sarda. I festeggiamenti infatti erano organizzati da comitati, composti principalmente da giovani scapoli, che trascorrevano l’inverno a scegliere scrupolosamente tutti i dettagli, affinché la festa fosse perfetta e, in qualche modo, migliore rispetto a quella magari del paese vicino. Balli in cui vigeva comunque una certa moralità, nonostante ci si lasciasse andare all’allegria di quelle serate. Le donne venivano invitate a ballare dai cavalieri e non potevano rifiutarsi. Certo è che, come di consueto capita durante il Carnevale, in cui ruoli spesso vengono ribaltati, c’erano dei luoghi, come Osilo, dove erano le donne a prendere l’iniziativa.


Le maschere sono un altro tassello del Carrasegare. C’erano quelle dedicate al mondo dei mesiteri. Quelle ispirate agli animali o a personaggi fantastici, come i famosi mamuthones o issaradores. E poi ovviamente c’era il cibo. Quello più buono e goloso. Le zeppole, con tutte le loro declinazioni territoriali, sono quello che più rappresenta il Carnevale in Sardegna.

Oggi molto si è perso della tradizione carnevalesca dell’Isola. Ma rimangono alcuni baluardi, che vale la pena vivere almeno una volta nella vita. Soprattutto per la loro caratteristica tipicità, che li personalizza rispetto ad altre parti d’Italia.


Ad esempio, una della manifestazioni più belle ed affascinanti si svolge ad Oristano, con la Sartiglia e i suoi cavalieri mascherati. Mamoiada e tutta la Barbagia mettono in scena un Carnevale dal sapore ancestrale, con travestimenti ispirati al mondo pastorale che ricordano una Sardegna antica, ma mai dimenticata. A Sarule c’è la maschera a gattu, citata anche da uno simboli letterari di cui andiamo più orgogliosi, Grazia Deledda. Lula vive il suo Carnevale intorno a su Battileddu, un uomo col volto sporco di fuliggine e vestito con pelli di pecora. A Bosa le Attiradoras girano per le strade toccando in modo ironico i seni delle donne presenti per chiedere un po’ di latte per Giolzi, un bambino abbandonato dalla distrazione carnevalesca della madre. Cagliari è il regno di Re Canciofali e di Sa Ratantira, una litania divertente e dissacrante, che ancora oggi risuona sulle bocche dei cagliaritani, quasi fosse una poesia imparata a memoria durante gli anni della scuola.


Il Carnevale in Sardegna è questo e molto di più. Racchiuderlo in poche righe sarebbe una scommessa persa in partenza, vista la moltitudine di riti e di usanze, che da sempre popolano quest’Isola. Sicuramente il Carnevale rappresenta un altra modo di raccontare la Sardegna e rafforza la testimonianza di quanto la tradizione sia multiforme, così come è caleidoscopica la sua cultura.